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Come mi piace ricordare! Meglio che vivere. Del resto che differenza fa!

(Fellini, La voce della luna. 1990)

domenica 30 settembre 2018

La settimana - antico gioco di società per femminucce


Si inaugura con questa scheda un breve ciclo di ricordi legato al mondo dei giochi di una volta.
Nell'era delle tecnologie e della segregazione infantile nelle case, se non nelle palestre-ludoteche-pizzerie-gonfiabili, sembrerà quasi impossibile pensare che ci fu un tempo che i bambini potessero giocare in santa pace per conto loro in strada, inventandosi i giochi nei limiti del possibile.
E dell’impossibile.
L’intenso allenamento di quei tempi, consente oggi a noi di una certa età - salvo le sviste - di camminare sui marciapiedi saltellando fra una cacata e l’altra gentilmente deposta dai cani degli scostumati portati a spasso proprio come si fa con i bambini. 
Non si capisce se sia stata una promozione per i cani o una disdetta per i bambini, ma entrambi oggi soffrono le medesime prigionie e pagano con la segregazione e l’ora d’aria il prezzo di crocchette e smancerie erogate a ore fisse dalle padroncine.
Chi invece non giocava alla settimana disegnata col tufo sui marciapiedi, oggi rischia di imbattersi nella fortuna che dicono arrivi inattesa a chi metta un piede nelle decorazioni canine sull'asfalto.
Non possiamo che augurare, tuttavia, che le fortune – inattese  e no – raggiungano tutte i padroni porcaccioni che quei cani portano amorevolmente legati per il collo.

lunedì 24 settembre 2018

Matera 1973 - Circolo amici del cinema

Andare al cinema la domenica mattina dava un senso di estraneazione; dopo la proiezione, uscire nella piena luce del giorno confondeva le idee, la mente avvezza da sempre ad affondare nel buio della sera, dopo le fantasmagorie di un film, i lampioni, la nebbia invernale, il lastricato umido.
Gli occhi abbagliati dalla luce, gli occhi strizzati dal fumo di cento sigarette che riempiva la platea concava del Cinema Quinto in via Tommaso Stigliani, si passava dal Corso per gli ultimi commenti sul film prima di tornare a casa.
Il cinema.
La TV di Stato trasmetteva un film il lunedì alle 20,30 sul primo canale e uno al martedì alle 21 sul secondo e per non togliere pubblico alle sale cinematografiche mandava in onda solo film abbastanza datati; i cinefili quindi erano i primi a comprare la tessera del Circolo amici del cinema che organizzava la rassegna cinematografica di proiezioni di film d’autore nelle domeniche invernali alle 10 del mattino. 
Non solo cinefili si incontravano nel Quinto: ragazzi, professori, militanti della sinistra, gente impegnata che si appassionava alle storie, gente che voleva capire. 

Dopo il film, il mitico Michele Ferrara apriva il dibattito con un suo intervento stimolatore. E si parlava di cinema, di politica, di giovani, di liberazione culturale, di diritti, di borghesia retriva e conservatrice, di Mezzogiorno e di sogno socialista, di un mondo migliore, autentico, aperto.
Fra i tanti, ricordo distintamente un cupo film di Marco Bellocchio, “Nel nome del padre” con Renato Scarpa, Lou Castel, Laura Betti ambientato in un collegio maschile orientato alla repressiva educazione cattolica da Controriforma che suscitò un dibattito tanto sentito che ci trattenne nel Cinema sino alle 14, al punto che la maschera venne a cacciarci via che ormai era passata l’ora di pranzo. La discussione proseguì il giorno successivo nell'ora di Storia dell’arte al liceo Duni, con la Prof. Anna Macchioro, intellettuale di prim'ordine dotata di una cultura vastissima.
Ho trovato il film, dopo averlo cercato per anni. Lo tengo su CD da almeno 8 anni, ma ancora non ho trovato il giorno giusto per rivederlo. Forse non lo farò mai.
Ma al cinema Quinto di domenica mattina con Andrea che mi ha prestato questa sua tessera che lui ha conservato tutti questi anni e con Michele, Giovanna, Pino, i fratelli Ricciutello e tutti gli altri, ci tornerei. 
Ci tornerei anche subito, a rivederli, quei film. Tutti. 
E a discutere.
E a sognare di nuovo quel mondo migliore che si deve essere perso per strada, uscendo da un film.





sabato 14 aprile 2018

Quaderni d'epoca fascista - COTONE DELLE NOSTRE COLONIE


COTONE DELLE NOSTRE COLONIE.
Il quaderno non riporta notizie circa la data ma si comprende bene in che anni possa essere stato stampato questo quaderno che porta in copertina l’immagine di schiavi neri intenti, come in Alabama, a lavorare nelle piantagioni di cotone.

Neri schiavizzati dagli Italiani che, con le armi, si erano impadroniti dei loro paesi e li costringevano a lavorare sfruttando non solo le loro risorse ma anche le loro donne e le loro vite.
Sfruttamento.
Al quale si dava, come già nella Bibbia, una giustificazione ideologica di tipo naturalistico e divino. Nell’Italia fascista legata alla Germania di Hitler si ripercorrevano strade simili per giustificare gli eccidi perpetrati in Africa e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Prima di avviare le piantagioni di cotone, in quelle contrade ci era passato l’esercito, a sedare con lo sterminio ogni resistenza. 
L'aviazione italiana comandata dal generale De Bono, bombardò Adua e Adigrat facendo numerose vittime tra i civili.

L'episodio è registrato nel diario di De Bono, che così scrive:
"Il Negus ha già protestato per il bombardamento aereo dicendo che si sono ammazzati donne e bambiniNon vorranno che si buttino giù dei confetti".  

Per festeggiare il Natale 1935 l’eroico esercito fascista oltre che con migliaia di tonnellate di esplosivi, prese a irrorare le città e le campagne con armi chimiche, bombe all’iprite (solfuro di etile biclorurato), che provocava la necrosi del protoplasma cellulare e conseguente atroce morte per ogni essere vivente.
Embè, quando si dice la razza superiore …

Nel libro di letture per la quinta classe elementare del 1940 qui riprodotto, a pag 182 sotto il capitolo LE RAZZE si legge che:

la razza più gloriosa della terra è quella Latina perché con Roma ebbe dominio sulle altre razze.” (!!)

Nel sottocapitolo intitolato “gli ebrei (lettera minuscola) si legge:

Ma fra i conquistatori (romani) si era mescolata la razza giudaica, disseminata lungo le rive del golfo Persico, dispersa lontano dalla patria di origine per volontà di Dio e astutamente infiltratasi nelle patrie degli Ariani (lettera maiuscola).  
(…)
L’Italia di Mussolini, erede della gloriosa civiltà romana, non poteva rimanere inerte davanti a questa associazione di interessi affaristici, seminatrice di discordie, nemica di ogni idealità. 
Roma reagì con prontezza e provvide a preservare la nobile stirpe italiana da ogni pericolo di contaminazione ebraica e di altre razze inferiori.
Dopo la conquista dell’Impero, ad esempio, venne bandita una crociata contro il pericolo della mescolanza fra la nostra razza e quella africana (meticciato).
I popoli superiori non debbono avere vincoli di sangue con i popoli assoggettati, per non venir meno a un’alta missione di civiltà, per non subire menomazioni di prestigio e per non porre in pericolo la purezza della propria razza.”


Lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo spacciato come esecuzione di una volontà divina è pratica antichissima che dai secoli bui torna nella sua terribile attualità sotto i nostri occhi indifferenti.

domenica 25 marzo 2018

Schedina totocalcio 1973

Schedina di totocalcio del 18 marzo 1973.
Non vincente.
Altrimenti non sarebbe qui.
Ma non è detto.
Concorso 30, gestito dal CONI, sul bollo ci sta scritto "DOPPIA" ma non so cosa voglia dire.
Intuisco invece che "figlia" si riferisca al tagliando in mano al giocatore, mentre la matrice rimaneva in ricevitoria.
Giornata di derby glorioso fra Inter e Milan.
La serie A della schedina ha un rimescolamento di squadre rispetto al campionato 1965 1966 del quale ancora ricordo a memoria l'elenco delle formazioni in gara: Atalanta Bologna Brescia Cagliari Catania Fiorentina Foggia Inter Juve Lanerossi-Vicenza Lazio Milan Napoli Roma Sampdoria Spal Torino e Varese.
Me le ricordo per via della collezione di figurine della Panini.

Brinda alla fortuna con Peroni, era l'invito dello sponsor, ma non riusciva a battere in fantasia quello della Stock che accompagnava alla radio "tutto il calcio minuto per minuto" negli interminabili pomeriggi di domeniche nei bar di soli maschi, come in un paese arabo.
Le voci arrotanti di Enrico Ameri e Sandro Ciotti erano tutt'uno con le scariche elettrostatiche delle radioline e a fine partite l'annunciatrice dalla radio offriva da bere: "La tua squadra ha vinto? Brinda con Stock 84; la tua squadra ha perso? Consolati con Stock Reserve; ha pareggiato? Grappa Julia": senza via di scampo.
Scusa Ameri, chiedeva la linea Ciotti per una qualche rete segnata all'improvviso, fra le urla dei tifosi sugli spalti, le strida del bar, il clangore dei flipper in funzione, lo schiocco delle stecche sui biliardi a scommessa, lo sprizzar di spume nei bicchieri, i mulinelli e la valanga di palline nei calcio balilla.
Domenica, odor di sigarette e birra, profumo di cialda da gelato, bucce di semi di girasole sputate dappertutto.
Domenica.




lunedì 29 gennaio 2018

Ernesto Ambrosi - Corriere dei Piccoli Mozzo Merendina

Questo ritaglio è di una copia del Corriere dei Piccoli del 1946, al suo 38° anno di presenza nelle edicole, che a pagina 8 riporta il 7° episodio delle “Mirabolanti avventure di mozzo Merendina” di Ernesto Ambrosi.
Il Corrierino, una pubblicazione speciale dedicata all’infanzia stampata dal 1908 sino al 1995, appariva settimanalmente nelle edicole come supplemento del Corriere della Sera e aveva in scuderia sin dall’inizio firme illustri, tra scrittori, fumettisti e disegnatori: da Giovanni Marotta a Sergio Tofano, padre del mitico Signor Bonaventura e, dagli anni 40 ai 60, Dino Buzzati, Gianni Rodari, Italo Calvino: fu una pietra miliare nella storia della alfabetizzazione del Paese e nella creazione dell’immaginario collettivo delle nuove generazioni.
Il giornalino era dedicato, ovviamente, ai rampolli della borghesia italiana che leggeva e si identificava nel Corriere e col fascismo divenne strumento di propaganda fascista secondo le impostazioni del Governo che prescrivevano, per una pedagogia da Balilla, la retorica del piccolo eroe italico pronto a combattere (e a morire eroicamente) su ordine del Duce.
Il giornalino quindi si riempiva di piccoli eroi combattivi, navigatori, esploratori delle Afriche, viaggiatori, secondo la retorica dei santi poeti e navigatori della precettistica di regime proprio mentre il Duce compiva le sue atroci campagne d’Africa. Ambrosi, autore prolifico di testi per bambini, provvedeva, solerte, a infilare propaganda fascista finanche nel tradizionale mite mito della Befana. 
Si noti la gioia del bambino-balilla per il moschetto-dolcetto e, 
manco a dirlo, il volto buono (sic!) del Duce.
Negli ultimi mesi della guerra il Corrierino sospese le pubblicazioni per tornare in edicole nel 1946; il fascismo era caduto ma gli autori, come accadde in tutti gangli vitali del Paese, per diversi anni rimasero per lo più gli stessi di prima, fra cui l’autore delle avventure di mozzo Merendina, improntate ancora alla retorica del piccolo eroe. Mozzo Merendina a bordo della inverosimile nave Coccodè mette in fuga i corsari capeggiati dal tristo Comandante Don Pedro Saltapulcios, un pezzo di tanghero con l’immancabile benda sull’occhio sinistro. 

Retorica dell’eroe-bambino che ha impregnato i libri di scuola fino alla fine degli anni ’60 del 900 quando ancora si narrava di tal Giovan Battista Perasso detto Balilla che avrebbe scagliato la prima pietra ad avviare una sommossa genovese contro gli Austriaci nel 1746, personaggio dal cui mito il fascismo aveva tratto il nome Balilla col quale si indicavano i ragazzini dagli 8 ai 14 anni, in divisa e moschetto (!) schierati in formazioni paramilitari da parata prefestiva. 
Nei libri di lettura degli anni ’60 ancora si parlava di Balilla, non certo di giovani partigiani, come sarebbe stato ragionevole e giusto, ma ancora di Balilla, come nel ventennio che si diceva fosse finito.

Non trovo notizie biografiche su Ernesto Ambrosi, che tuttavia dotato era di immaginazione e di una prosa scorrevole e semplice, ma si reperiscono facilmente i titoli di alcune delle sue opere avventuroso-propagandistiche: Il circo equestre, Il mondo degli animali, Bimbi nella bufera rossa, La spia del sottomarino e, manco a dirlo, Balillin senza paura, Aquile di Roma, Squadrismo eroico.

Molte di queste opere furono pubblicate dalla editrice “Carroccio” di Milano, fondata nel 1931 essenzialmente per essere veicolo di propaganda e formazione fascista per i ragazzi (cfr. Editori a Milano 1900-1945, Repertorio, a cura di Patrizia Caccia, Franco Angeli editore, 2013, pag. 94).

Lì si scopre anche che la sede dell’editrice CARROCCIO correva a Milano in via Salvini 2.
E tanto ci basta sapere.
Di questi tempi.  
d

giovedì 25 gennaio 2018

la poesia del fazzoletto


i ffàzzoletto
dìc al bambìno
ùsami spèsso per il tùo nasìno 
nàso pulìto stà bèn assài
con il mòcc' al nàso
no' mmi piàcerài.
-------------
questo mi insegnavano e questo mi ricordo.
a memoria.
parola per parola.
come fosse ieri.
senza errori.
se mi avessero insegnato la fisica nucleare
la fisica nucleare ricorderei
a memoria
parola per parola
come fosse ieri.
invece mi insegnavano: 
angelo diddìo che sei il mio custode
illumina-custodisci-reggi-governa-me
che ti fui affidato dalla pietà celeste
eccosìssìa.
e questo mi ricordo:
l'angelo custode
e che ho da esser custodito
retto e governato 
guidato confessato e illuminato 
e questo ho imparato
il pater l'obbedienza e il gioco della palla.
se mi avessero insegnato a essere libero
sarei uomo libero pensatore
sottratto alla pietà celeste
lontano dalla sottomissione gialla
privo dell'ignavia viola
che m'assimila m'amàlgama m'omologa
m'affoga.
sottomesso, m'aggreg'al gregge cordogliante
fiero della mia stessa prigionia 
gloriandomi delle stìmmate che il giogo
imprime sull'ingobbita schiena
e dell'esser come tutti gli altri.
se mi avessero insegnato la fisica nucleare
la fisica nucleare ricorderei
parola per parola
come fosse ieri.
i miei maestri erano come me:
mi insegnavano quel che sapevano.
se mi avessero insegnato la fisica nucleare
la fisica nucleare ricorderei
a memoria
parola per parola
come fosse ieri.

(w/cody)